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La Commemorazione dei defunti è una ricorrenza della Chiesa cattolica celebrata il 2 novembre di ogni anno. Nel calendario liturgico segue di un giorno la festività di Ognissanti del 1º novembre.

Nella chiesa latina il rito viene fatto risalire all’abate benedettino sant’Odilone di Cluny nel 998.
Diffusa anche in America Centrale (non vi è traccia di questa festa nell’America precolombiana) e molto sentita in Messico (dove vengono depositati giocattoli nelle tombe dei bambini), si festeggia anche nelle Filippine ed in Ungheria (dove al termine della giornata vengono regalati dolci e giocattoli). Anche in Italia chiaramente ogni località ha il proprio modo di festeggiare: a Massa Carrara si distribuisce del cibo ai più bisognosi o si offre del vin santo o si mette una collana di mele e castagne bollite al collo dei bambini. Nella zona dell’Argentario si fanno cucire delle grandi tasche nei pantaloni dei bambini poveri perchè potessero metterci cibo e offerte. Vi era inoltre l’usanza di mettere delle piccole scarpe sulle tombe dei bambini defunti perché si pensava che nella notte del 2 novembre le loro anime (dette angioletti) tornassero in mezzo ai vivi. In Abruzzo, conformemente a quanto avviene nel mondo anglosassone in occasione della festa di Halloween, era tradizione scavare e intagliare le zucche e porvi poi una candela all’interno per utilizzarle come lanterne.

E in Sicilia?
La Sicilia la fa da padrone con una tradizione ricca e completa che da un lato possiede tutti gli elementi delle altre tradizioni e dell’altro li arricchisce dal punto di vista dolciario.
Tradizionalmente si narrava che nella notte tra l’1 ed il 2 novembre “i morti” venissero a visitari i propri cari portando ai bambini dei regali. I regali venivano chiaramente
acquistati dai genitori e dai parenti nelle tradizionali “fiere”, che si svolgono in molte parti della Sicilia. Qui vi si trovano bancarelle di giocattoli e oggetti vari da donare ai bambini, che vengono poi nascosti in casa e trovati da quest’ultimi, al mattino presto, con una sorta di caccia al tesoro.
Anche l’usanza di regalare scarpe è presente nella tradizione siciliana con la variante di farle trovare talvolta piene di dolcetti.
E qui si apre il capitolo più cospicuo per la Sicilia.
Fra i dolci vi sono dei biscotti tipici di questadetti “crozzi ‘i mottu” o “uassa ri muartu” (ossa di morto) o i Pupatelli ripieni di mandorle tostate, i taralli ciambelle rivestite di glassa zuccherata, i nucatoli e i Tetù e Catalani, i primi bianchi e velati di zucchero, i secondi (marroni) di polvere di cacao. Frutta secca e cioccolatini, accompagnano ‘U Cannistru’, un cesto ricolmo di primizie di stagione, frutta secca altri dolciumi come la frutta di martorana.
Una peculiarità solo palermitana sono i “Pupi ri zuccaru” statuette di zucchero dipinte, ritraenti figure tradizionali come i Paladini chiamati “pupi a cena” o “pupaccena”, per via di una leggenda che narra di un nobile arabo caduto che li offrì ai suoi ospiti per sopperire alla mancanza di cibo prelibato.
In molte parti della sicilia viene poi preparata la “muffulietta”, pagnottella calda appena sfornata che può essere condita “cunzata” con olio, sale, pepe e origano, filetti di acciuga sott’olio e qualche fettina di formaggio primosale la mattina nel giorno della commemorazione dei defunti.

Molto spesso per orgoglio, cecità o ignoranza si tende a far prevalere una tradizione rispetto ad un altra, o con spirito di prevaricazione si rivendica l’origine di una festa e di una tradizione in modo esclusivo. Personalmente trovo più piacevole (e anche più corretto) trovare quei punti di incontro nelle tradizioni di luoghi vicini e lontani entrati in contatto. In fondo la storia della nostra bella Sicilia è fatta proprio di questi incontri di culture, tradizioni e ricette.
E la Sicilia come uno “sfincione” le ha assorbite e le ha trattenute portando in superficie e facendo riaffiorare il meglio di questi sapori che sono un patrimonio di tutta l’umani

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